Vitaflavan® aiuta il tuo fegato ad eliminare il colesterolo cattivo e regola i grassi in circolo

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Le Procianidine dei Semi di Uva migliorano l’indice di rischio aterosclerotico e inducono l’espressione di CYP7A1 e dell’SHP del fegato nei ratti sani.

Un moderato consumo di vino rosso riduce il rischio di morte per malattie cardiovascolari. I polifenoli nel vino rosso sono in definitiva responsabili di questo effetto, esercitando azioni antiaterogeniche tramite le loro capacità anti ossidanti e modulando i percorsi di segnalazione intracellulare e le attività di trascrizione. Il metabolismo delle lipoproteine è cruciale nell’aterogenesi ed il fegato è l’organo principale di controllo dell’omeostasi delle lipoproteine.

Questo studio aveva lo scopo di identificare gli effetti primari delle procianidine, i polifenoli più abbondanti nel vino rosso, sia sul profilo plasmatico delle lipoproteine che sull’espressione dei geni che controllano l’omeostasi delle lipoproteine nel fegato.

Dimostriamo che le procianidine riducono i trigliceridi plasmatici, gli acidi grassi liberi, l’apoliproteina B (apoB), il colesterolo LDL e non-HDL, i livelli di non-LDL e aumentano leggermente il colesterolo HDL. Nel fegato aumentano i livelli di mRNA degli SHP (small heterodimer partner), il colesterolo 7α-hydroxilase (CYP7A1), gli enzimi della biosintesi del colesterolo, mentre diminuiscono quelli dell’apoAll, apoCI e apoCIII. I livelli mRNA della LPL (lipoproteina lipasi) aumentano nella muscolatura e diminuiscono nel tessuto adiposo. In conclusione, le procianidine migliorano l’indice di rischio aterosclerotico postprandiale, provocando nel fegato una sovra-espressione del CYP7A1 (suggerendo un aumento dell’eliminazione del colesterolo attraverso l’acido biliare) e del SHP, un recettore del nucleo che si rivela un regolatore chiave dell’omeostasi dei lipidi a livello trascrizionale. Questi risultati possono spiegare, almeno in parte, gli effetti benefici a lungo termine associati ad un moderato consumo di vino rosso.

The Faseb Journal, 2005, (1-24) doi: 10.1096 :fj.04-3095